Elementi di nervosismo elettorale nel team Obama

Più o meno quattro anni fa, di questi tempi, circolava su Internet un divertente video che mostrava un Barack Obama in versione cartone animato, vestito da Superman, che risolveva con facilità i più gravi problemi degli Stati Uniti e del mondo. La stampa elogiava l’apparente infallibilità della sua campagna elettorale, la disciplina dal primo dei consulenti all’ultimo dei volontari, l’incredibile assenza di gaffe, errori, imbarazzi e passi falsi, la capacità di non sbagliare un colpo. Quattro anni dopo le cose vanno molto diversamente, e non soltanto per l’inevitabile ritorno alla realtà che segue la fine di ogni campagna elettorale. di Francesco Costa Leggi Il momentum di Obama di The Tank - Leggi Romney, l'eroe accettabile di Stefano Pistolini - Leggi Viaggi presidenziali, baffi e specchi deformanti per arrivare a quota 270 - Leggi Nate Silver è la star dei sondaggisti con il mandato di rassicuratore-in-chief degli obamiani di Matteo Matzuzzi
11 AGO 20
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Milano. Più o meno quattro anni fa, di questi tempi, circolava su Internet un divertente video che mostrava un Barack Obama in versione cartone animato, vestito da Superman, che risolveva con facilità i più gravi problemi degli Stati Uniti e del mondo. La stampa elogiava l’apparente infallibilità della sua campagna elettorale, la disciplina dal primo dei consulenti all’ultimo dei volontari, l’incredibile assenza di gaffe, errori, imbarazzi e passi falsi, la capacità di non sbagliare un colpo. Quattro anni dopo le cose vanno molto diversamente, e non soltanto per l’inevitabile ritorno alla realtà che segue la fine di ogni campagna elettorale.

Annunci improvvisati. Il primo importante segnale di indisciplina era arrivato a maggio, quando una significativa e inaspettata svolta di policy di Barack Obama – l’apertura ai matrimoni gay – era arrivata in modo rocambolesco e curioso: annunciata durante un’intervista organizzata in fretta e in furia, preceduta da una dichiarazione favorevole del membro più ingovernabile dell’Amministrazione, il vicepresidente Joe Biden, che ha obbligato il presidente a prendere posizione su un tema che aveva fin lì trattato con cautela. Biden “ha forzato la mano di Obama”, scrisse Politico. Se n’è parlato poco soprattutto per la portata storica dell’annuncio: ma annunci di questo genere non si fanno in questo modo.

Le spese matte dell’estate. La raccolta fondi di Obama procede bene, arriverà tranquillamente oltre il miliardo di dollari superando la cifra record del 2008 e competendo quantomeno alla pari con Romney. Non si può dire lo stesso del modo in cui questi soldi sono stati spesi. Come ha raccontato Ryan Lizza sul New Yorker, lo staff di Obama ha deciso di investire molti soldi durante l’estate in una valanga di spot televisivi anti Romney, allo scopo di demolire l’immagine del candidato repubblicano, reduce dalle primarie. Gli attacchi hanno funzionato e hanno dato a Obama un gran vantaggio nei sondaggi, arrivato al livello massimo subito dopo la convention di Charlotte. Lo staff di Obama aveva messo in conto di avere così meno risorse alla fine della campagna, pensando che ne valesse la pena e che un tale svantaggio sarebbe stato complicato da colmare per Romney. Non aveva messo in conto il disastroso primo dibattito del presidente, che ha resuscitato il candidato repubblicano e ha annullato l’effetto degli attacchi estivi.

Donne, donne, donne. Per molti mesi Obama ha goduto di un vantaggio abissale nelle preferenze elettorali delle donne, mentre Romney ha avuto uno speculare predominio in quelle degli uomini, amplificando su proporzioni inedite una storica tendenza dell’elettorato statunitense. Lo staff di Obama ha puntato molto sul voto femminile, cercando di trarre vantaggio da certe affermazioni sbilenche di Romney – come quella sui “raccoglitori pieni di donne” durante il secondo dibattito – e da quelle molto controverse sull’aborto fatte da diversi candidati repubblicani al Congresso. La rimonta di Romney è coincisa con un sostanziale e pressoché istantaneo livellamento del cosiddetto divario di genere, che secondo un sondaggio della settimana scorsa è stato azzerato.

Gli endorsement perduti. Da anni i repubblicani lamentano il presunto trattamento di favore riservato a Obama dalla stampa, accusando i giornalisti di essere come minimo subalterni al presidente e al suo carisma. Di certo sia lo staff elettorale sia l’Amministrazione fin qui erano riusciti quasi sempre a gestire con abilità i rapporti con i giornalisti, evitando di farsi nemici al di fuori di quelli storici. Pochi giorni fa invece lo staff di Obama è finito in un pasticcio fastidioso e un po’ dilettantesco. Prima ha accordato al Des Moines Register, il più importante giornale dell’Iowa, uno stato in bilico, un colloquio off-the-record di mezz’ora. Poi il giornale ha chiesto di pubblicare comunque l’intervista, l’Amministrazione ha risposto di no, il Des Moines Register ha raccontato tutto in un editoriale provocando diversi imbarazzi. Primo risultato: alla fine l’intervista è stata pubblicata. Secondo risultato: il Des Moines Register pochi giorni dopo ha dato il proprio sostegno a Mitt Romney. Non appoggiava un candidato repubblicano da Richard Nixon nel 1972.

L’indisciplina verbale. In molti celebri sostenitori di Obama non si è vista la compattezza del 2008. Subito dopo il primo disastroso dibattito i commenti più cinici verso il presidente sono arrivati da Bill Maher, seguitissimo comico di sinistra. “Non posso credere che lo sto dicendo davvero, ma sembra proprio che Obama abbia bisogno di un teleprompter”. Al Gore ha sostenuto che Obama fosse stato vittima dell’altitudine, visto che la sede del primo dibattito, Denver, si trova a 1.500 metri sul livello del mare. “Obama è arrivato a Denver alle due, poche ore prima dell’inizio del dibattito, Romney invece si è preparato al dibattito a Denver ed era lì da giorni. Se hai solo poche ore per adattarti…”.
di Francesco Costa